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Il Consorzio Nazionale di Tutela della Canapa commissiona la più importante ricerca scientifica sul


Per limite drogante (bene ripeterlo) si fa riferimento a quanto scritto dalla stessa Cassazione il 30 maggio sottolineando, all’inizio del suo pronunciamento, l’esclusione dalla commercializzazione di foglie, infiorescenze, olio, resina da Cannabis Sativa L., perché non indicate nella legge 242, ma la fine la sentenza è stata chiusa con una frase che ha rimarcato come ci sia reato “salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante”. Sono chiamati a raccolta tutti, tramite l’intervento dell’Associazione Canapa Sativa Italia, quindi tutte le associazioni e organizzazioni del comparto, le imprese, anche le singole persone, per tre scopi principali: opera di sensibilizzazione, sostenere questa iniziativa di studio scientifico e per essere di supporto alle aziende che stanno entrando in crisi. Attualmente sono a rischio circa 15.000 persone che lavorano nel settore, circa 1.500 imprese, una vera e propria folla che rappresenta una forte realtà economica non solo nella produzione (volume d’affari 2018 stimato in 150 milioni), ma anche nella quotidiana conduzione di migliaia di famiglie che dipendono dalla Filiera della Canapa e da questa particolare “fetta” di prodotti. Il testo diffuso dal Consorzio Nazionale di Tutela della Canapa

Il Consorzio Nazionale di Tutela della Canapa ha deciso di commissionare il più importante studio di ricerca scientifica, mai fatto in Europa, richiedendo l’intervento delle massime istituzioni scientifiche italiane, seguendo le indicazioni dell’Oms. Lo studio è volto a dirimere, in poche settimane, il dubbio insistente sul limite drogante e sulla tossicità dei prodotti derivati dalla coltivazione della canapa industriale. Il CNTC ha richiesto un forte rapporto di collaborazione all’associazione di filiera più rappresentativa, CSI-Canapa Sativa Italia, che coordinerà, mediante tutti gli attori della filiera e altre associazioni, le attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e raccolta fondi per sostenere i progetti di ricerca e le attività entrate in difficoltà dalla sentenza della Corte Suprema. Le attività avranno un forte impatto sociale, a supporto di tutte le persone che di fatto, oggi, si sono trovate disoccupate. I produttori italiani sono gli unici a poter salvare il settore. 

FONTE: Canapaoggi.it


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