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La “Soluzione Cannabis” scatena l’inferno: una lettera contro i growshop spedita al ministero dell’I


Fare una “distinzione tra i negozietti growshop che sono attività non regolate a dovere e il resto della filiera della canapa“. Questa e altre affermazioni fanno parte della “Soluzione Cannabis”, intestazione di una lettera inviata al ministero dell’Interno e scritta dal signor Andrea Rossi che nella sua missiva si definisce come uno dei padri fondatori dell’A.S.A.C.C. l’Associazione Sindacale Autonoma Coltivatori, Lavoratori e Lavorazioni Canapa. 

La lettera, una mail inviata all’indirizzo segreteriatecnica.ministro@interno.it, Rossi propone idee per sanare la filiera della canapa: “ho deciso di scrivervi di persona al fine di potervi essere di aiuto nella soluzione di un problema che realmente esiste” e come aggiunto a chiosa della missiva dopo le sue proposte di cura del settore, “per controbattere al liberazionismo proposto da Di Maio ed il suo gruppo“. 

Dal gabinetto del ministro questa lettera è stata rispedita al Dipartimento della Pubblica Sicurezza e al Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione con l’aggiunta della considerazione, “Per quanto di interesse, si trasmette l’unita lettera del Sig. Andrea Rossi concernente proposte per contrastare il fenomeno della vendita delle infiorescenze di cannabis nei growshop“. La reazione di realtà associative di settore si è fatta subito sentire non appena questa lettera è venuta fuori. A prendere posizione dura sono l’Associazione Canapa Sativa Italia, Federcanapa, Consorzio Nazionale Tutela Canapa, Associazione Culturale Gli Amici di Nonna Canapa: “Non può essere condivisibile una “criminalizzazione” indistinta di tutti i growshop, definiti “negozietti”, i quali, pongono in essere una condotta che la parte maggioritaria della giurisprudenza ha ritenuto del tutto lecita“. Questo è solo un assaggio della reazione messa in campo dalle associazioni firmatarie di un unico comunicato che è stato scritto grazie al decisivo intervento dell’avvocato Giacomo Bulleri, grande esperto giuridico nel settore della Canapa. Comunque, è bene partire dall’inizio, dalla mail del signor Andrea Rossi, inviata al ministero dell’Interno il 10 maggio 2019. 

In un cruciale passaggio del suo scritto, il signor Rossi ha sottolineato come “Dobbiamo in primis fare una distinzione tra i negozietti growshop che sono attività non regolate a dovere e il resto della filiera della canapa. Nei growshop è usanza vendere infiorescenze che vengono poi fumate,sulla confezione viene riportata la dicitura biomassa ma il prezzo di vendita non è idoneo pertanto sarebbe interessante imporre la vendita di infiorescenze al prezzo reale della biomassa che al momento è intorno ai 40€tonnellata contro il prezzo di vendita delle infiorescenze che si aggira intorno a prezzi che variano dai 5€grammo fino ai 10€grammo questo potrebbe essere il primo passo per scoraggiare questo tipo di negozi“. In breve, il primo punto nodale per rendere migliore e più bello il settore della Canapa, sarebbe, per il signor Rossi, colpire il “cattivissimo” comparto del commercio. Poi scrive di certificazione genetica del materiale venduto perché “molti di questi negozi importano canapa indiana abbassata chimicamente nei valori THC – aggiunge Andrea Rossi – e la mettono in vendita sfruttando l’aspetto visivo ed olfattivo del prodotto, ci tengo a precisare che la legge 309 del codice penale condanna la coltivazione,detenzione e vendita di canapa indiana. Questi sono solo due punti su cui sarebbe interessante discutere per controbattere al liberazionismo proposto da Di Maio ed il suo gruppo“. Le accuse sono molto gravi e pesano assai. 

La lettera unica delle associazioni di settore in risposta alla “Soluzione Cannabis” ricevuta e ritrasmessa dal ministero dell’Interno

Ecco quindi ribattere, con un unico testo, le associazioni che in questi anni sono state protagoniste delle spinte propulsive per lo sviluppo della filiera della Canapa industriale: Prendiamo atto, con enorme stupore, dell’iniziativa intrapresa dal signor Andrea Rossi a nome dell’A.S.A.C.C. ossia l’Associazione Sindacale Autonoma Coltivatori, Lavoratori e Lavorazioni Canapa, il quale ha trasmesso al Ministero dell’Interno lo scorso 10.05 una nota dal titolo – già di per sé assai pretenzioso – “soluzione cannabis”. In tale nota vengono fatte alcune affermazioni estremamente generiche e semplicistiche che denotano una scarsa conoscenza del fenomeno “cannabis light”. In particolare non può essere condivisibile una “criminalizzazione” indistinta di tutti i growshop, definiti “negozietti”, i quali, pongono in essere una condotta che la parte maggioritaria della giurisprudenza ha ritenuto del tutto lecita. Del resto se la canapa industriale con valori di THC inferiori alla soglia di legge non produce effetti psicoattivi perché dovrebbe essere vietata? Riteniamo comunque che la determinazione della liceità o meno di un comportamento all’interno del quadro normativo vigente non spetti né al signor Rossi né a singoli politici, bensì spetti soltanto alla magistratura nell’esercizio della funzione precipua di garante dell’osservanza delle leggi. Ma al di là delle considerazioni esposte nella lettera – che tutto al più – hanno una valenza a titolo personale e dell’associazione menzionata, ciò che appare quantomeno “singolare” è che un Ministero abbia diffuso una nota di un singolo soggetto al Dipartimento di Pubblica Sicurezza ed al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione (e conseguentemente alle singole stazioni di polizia) prendendo per buone affermazioni gratuite, generiche e prive di alcun pregio giuridico e sostegno probatorio. Riteniamo che la condotta in questione abbia il solo fine di creare ulteriore confusione ed equivoci in un settore già fortemente penalizzato da retaggi e pregiudizi culturali che di certo non necessita di associazioni di categoria (o pseudo tali) che ritengono, in maniera del tutto arbitraria, di detenere “soluzioni cannabis” senza tener conto della complessità del fenomeno. In tale prospettiva l’unico risultato concreto è quello di individuare un unico soggetto “colpevole” della filiera (i negozianti) che paghi sulla propria pelle le storture interpretative ed il clima politico che si è creato. Il tutto senza contare come i negozi non rappresentano il male da combattere, ma rappresentano la vetrina di un settore e che tra l’altro sono aperti in tutta Italia da moltissimi anni e non si limitano a vendere soltanto cannabis light né tantomeno possono essere considerati degli “spacciatori” come qualcuno vorrebbe sostenere. Singolare poi che tali istanze limitative della libertà individuale e di iniziativa economica provengano addirittura da chi si definisce “Associazione Sindacale” del settore canapa. Ed ancora più grave la condotta di un Ministero che prende per buone le affermazioni del primo venuto senza eseguire un’accurata istruttoria e presa di coscienza del fenomeno sul quale le associazioni di categoria (quelle veramente rappresentative del settore) hanno chiesto una regolamentazione certa a tutela della legalità e delle imprese ed hanno avviato percorsi di autoregolamentazione con disciplinari e sistemi di certificazione della qualità. Roma, 22.05.2019

Associazione Canapa Sativa Italia

Federcanapa Consorzio Nazionale Tutela Canapa Associazione Culturale Gli Amici di Nonna Canapa A questo punto restiamo in trepidante attesa di eventuali ulteriori sviluppi sulla vicenda e se seriamente il dicastero dell’Interno prenderà in considerazione suggerimenti che non vengano da una pluralità di rappresentanze del mondo della Canapa industriale (quella regolamentata dalla legge 242 del 2016 e senza effetti psicotropi). Alla filiera non giovano episodi del genere.

FONTE: Canapaoggi.it


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