Cerca
  • Weeders Tivù

Condanna definitiva per il "Dottor Cannabis"


FORTE DEI MARMI. Condanna definitiva a due anni e otto mesi per Fabrizio Cinquini, 56 anni, chirurgo vascolare di Forte dei Marmi, che nel luglio 2013 finì in carcere con l’accusa di coltivazione di stupefacenti. I carabinieri trovarono nella sua serra 227 piante di marijuana. Fu lui ad autodenunciarsi, invitando troupe televisive nel suo campo di Pietrasanta. Voleva un megafono per la sua battaglia per l’uso della cannabis a fini terapeutici, e ha trovato il carcere. La legge in Italia ne consente infatti l’uso, ma non la coltivazione (con Thc superiore allo 0,2%). Il tribunale di Lucca, nel 2013, lo condannò a 6 anni di carcere e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici (più 30mila euro di multa) sulla base della legge Fini-Giovanardi, che due mesi dopo fu dichiarata incostituzionale. Motivo per cui poi la corte di appello, nel 2015, rideterminò la pena a due anni e otto mesi e revocò l’interdizione perpetua. La Cassazione, adesso, ha confermato la condanna. Alla pena (due anni e otto mesi) andrà sottratto il tempo che Cinquini ha già trascorso agli arresti domiciliari e i 5 mesi in carcere, prima a Lucca, poi nell’ospedale psichiatrico di Montelupo Fiorentino (dove fu certificato sano di mente) e infine a Massa. «Ci aspettavamo questo esito. Appena arriverà l’ordine di carcerazione, chiederemo l’affidamento ai servizi sociali», commenta l’avvocato Carlo Alberto Zaina. Cinquini, o il dottor Cannabis, come ormai è conosciuto, ha iniziato a utilizzare marijuana dopo averne scoperto gli effetti benefici nel trattamento della sua epatite C, contratta nel 1997 durante un’operazione d’emergenza a bordo di un’ambulanza. Da allora ha fondato associazioni, organizzato congressi, scambiato semi con ricercatori di tutto il mondo, e coltivato piante, tante piante. Senza mai nasconderlo. Sapeva di violare una legge, che però riteneva sbagliata. In carcere a Massa chiese alla direttrice, Maria Martone, il permesso di coltivare cannabis nell’orto per continuare le sue ricerche. Permesso ovviamente non concesso. Nemmeno la condanna di primo grado lo ha fermato nella sua battaglia. Nel luglio del 2015, i carabinieri, avvertiti da una villeggiante, lo trovarono, nel giardino vicino casa a Forte dei Marmi, ad annaffiare altre 24 piante. Scattò una nuova indagine che finì con l’assoluzione piena: il gip riconobbe che quella cannabis non serviva al medico per arricchirsi, ma per curare pazienti. È andata diversamente nel primo processo a suo carico, il più importante, terminato adesso con una condanna. «Me lo aspettavo. Verrò affidato ai servizi sociali nel settore sanitario, dove continuo a lavorare», commenta a Il Tirreno il medico. « Ora però chiederò conto allo Stato per i diritti violati nel carcere di Lucca – continua –. Una struttura in condizioni igieniche pessime, dove manca personale, dove l’ora d’aria diventa spesso trenta minuti e dove non è nemmeno possibile, unico carcere d’Italia, farsi portare la spesa. Ti costringono a comprare all’interno al prezzo maggiorato del 30 per cento». Cinquini fece anche uno sciopero della fame, in carcere, e venne seguito da altri detenuti. «Adesso chiederò l’indennizzo».  

FONTE: Il tirreno.it


9 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti

©2018 by theweederstv