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Nuova ondata di repressione: confermate le accuse di istigazione a delinquere ad Hempatia


Sono state confermate le accuse di istigazione a delinquere: i giudici hanno dato ragione al procuratore Nicola Gratteri che denuncia i titolari di Hempatia per la vendita di semi di cannabis e prodotti per la coltivazione. Il fatto è gravissimo. A questo punto altri pm e altri giudici potrebbero prendere d’esempio questa vicenda, e avviare la chiusura di altri growshop in tutta Italia. Di cosa stiamo parlando? Davvero in Italia, chi si occupa di contrastare il traffico di sostanze stupefacenti, pensa che il problema stia nelle “maglie larghe” del proibizionismo? Il problema sta nel non ammettere che sono MILIONI i maggiorenni che consumano responsabilmente cannabis in Italia. Sono loro ad alimentare il mercato dei growshop. Persone normalissime che, in casa, producono ciò che lo Stato vieta. Hanno mille buoni motivi per consumare cannabis, mentre non esiste una sola buona ragione per mantenere vietata l’autoproduzione e l’uso. 

Il divieto ha costretto i consumatori a violare la legge. Fermatevi un attimo a riflettere su questo concetto: molti onesti cittadini consumano cannabis, consapevoli che è reato. Qual è il motivo? E’ forse una dipendenza da questa sostanza? Si sono fatti uno “spinello” e, da allora, non sono più riusciti a smettere? NO. La storia è un altra. La cannabis si fuma da sempre: è un rito, una Cultura. Passarsi la canna è un tradizione segno di pace. Abbiamo imparato che inalando il fumo di questa sostanza, l’animo si quieta. Sappiamo che non fa male, perché abbiamo fumato studiando all’università, praticando regolarmente sport, e vivendo una vita “normale”. Sappiamo che, mettendo un seme in terra, curando la pianta e fumando i suoi fiori, NON FACCIAMO MALE A NESSUNO. Non comprendiamo il reato, perché non esiste reato. Eppure, in oltre 30 anni di antiproibizionismo, non siamo riusciti a cambiare la legge. Tra qualche giorno altri pm potrebbero, prendendo esempio da Gratteri, far chiudere tutti i siti e i magazzini che vendono semi da collezione e attrezzatura per la coltivazione. E potrebbero, di conseguenza, far chiudere tutti i growshop d’Italia che si servono da questi grossisti. Immaginate quanto lavoro per giudici, guardia di finanza, avvocati. Mentre saranno guai per i titolari e gli impiegati che lavorano nel settore ingiustamente incriminato. Torniamo alla “guerra alla droga”: chiusi i growshop ed i siti on-line, i consumatori che non hanno ragione valida per smettere, se non potranno più coltivare, torneranno a comprare dalle narcomafie. Le organizzazioni criminali importeranno più cannabis dai paesi dell’Est Europa, e troveranno in Spagna, o in Olanda, i semi da far coltivare illegalmente agli agricoltori. 

 capitali che oggi finiscono in attività normate e legali, come sono i growshop in Italia, torneranno nelle tasche della criminalità organizzata. Praticamente non si avrà nessun reale beneficio in merito al contrasto di traffico e consumo di sostanze stupefacenti. Si avrà un danno economico, a seguito della chiusura di centinaia di attività, e si sprecheranno capitali per processi inutili. La sfortuna, per i titolari di Hempatia, è stata quella di essere stati scelti da quel cliente: se il camorrista pentito avesse acquistato in un altro posto, loro non avrebbero avuto problemi. In realtà il problema è di tutti. Non possiamo accettare l’ennesima caccia alle streghe. Il 13 novembre 2008, secondo disposizioni dall’autorità giudiziaria di Ferrara, la guardia di finanza perquisì 156 growshop, notificarono 62 avvisi di garanzia a gestori di siti internet, negozi e distributori automatici di semi e materiali per la coltivazione: veniva loro contestato il reato di istigazione all’uso illecito di sostanze stupefacenti. Furono scoperti diciannove siti internet interamente dedicati alla vendita dei semi di cannabis e 79 tra negozi e distributori automatici. L’operazione si è conclusa nel 2015 senza nessun condannato. Il costo? 1 milione di euro. Se il consumo di cannabis ha inciso negativamente sulle vite di cittadini italiani, è solo perché viviamo in un paese proibizionista. Ammettiamo che il consumo di cannabis può diventare problematico; ma vale lo stesso per il tabacco, l’alcol, e persino il cibo in generale. Non si dovrebbe abusare di nulla, ma è utopia nelle dinamiche personali della specie umana che, se sottoposta a forte stress, può alterare il suo comportamento e sviluppare dipendenze patologica nei confronti di qualsiasi cosa. Solo il 3% di chi consuma cannabis, rischia la dipendenza psicologica patologica, essendo che la cannabis non induce dipendenza fisica. Come fu nel contrasto alla produzione, vendita e consumo di alcol, anche per la cannabis il proibizionismo ha fallito. Eppure i nostri Governi non recepiscono. Trattano la questione “legalizzazione” come se fosse di secondaria importanza; quando invece è rilevante in diversi settori. Occorre reagire alla dittatura imposta da chi ha interesse a mantenere illegale la cannabis. Gli italiani vogliono la legalizzazione e abbiamo espresso la nostra volontà anche in maniere ufficiale: al referendum del 1993, promosso dai Radicali, abbiamo votato in maggioranza per l’abrogazione delle pene per la detenzione ad uso personale di droghe. Non possiamo permettere l’ennesima persecuzione di onesti cittadini. Occorre reagire a questa immotivata privazione della libertà personale. Bisogna dare una risposta forte allo Stato. Non lasciamo soli i titolari di Hempatia, ne i proprietari dei negozi ad essi affiliati, perché è eliminando singolarmente o a piccoli gruppi gli esponenti antiproibizionisti che sperano di azzittirci definitivamente, lasciando la situazione invariata come lo è da decenni. 

FONTE: http://www.dolcevitaonline.it/nuova-ondata-repressione-confermate-accuse-istigazione-delinquere-hempatia/


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